Se non sei riuscito a inviare la dichiarazione dei redditi entro la scadenza del 30 novembre, non tutto è perduto. L’Agenzia delle Entrate offre la possibilità di rimediare e presentare validamente la dichiarazione anche dopo la scadenza, ma è importante sapere come procedere per evitare sanzioni più severe.
Due possibilità dopo il 30 novembre.
In caso di mancato invio entro la scadenza, esistono due principali scenari:
Dichiarazione tardiva: Se la dichiarazione viene inviata entro 90 giorni dalla scadenza originaria, sarà considerata valida, anche se soggetta a una sanzione ridotta.
Dichiarazione omessa: Se la dichiarazione viene presentata oltre i 90 giorni, sarà considerata omessa, con conseguenze più gravi.
La scadenza ordinaria per la presentazione della dichiarazione dei redditi è fissata al 30 novembre di ogni anno. Tuttavia, dal prossimo anno, questa data sarà anticipata al 30 settembre. Ciò significa che, entro il 28 febbraio dell’anno successivo, puoi ancora inviare il modello redditi persone fisiche come dichiarazione “tardiva”, ovvero entro 90 giorni dalla scadenza originaria.
In caso di proroga del termine di presentazione, i 90 giorni decorrono dalla nuova scadenza.
Regolarizzare una dichiarazione tardiva
Se non riesci a rispettare la scadenza, hai la possibilità di sanare la tua posizione autonomamente attraverso il ravvedimento operoso, una procedura che consente di rimediare all’errore pagando una sanzione ridotta.
La sanzione per la tardività è fissata a 250 euro, ma può essere ridotta a 1/10, ovvero 25 euro, se pagata tramite F24. Ecco come compilare il Modello F24:
Importo a debito: 25 euro.
Codice tributo: 8911 (Sanzioni pecuniarie per altre violazioni tributarie relative alle imposte sui redditi, alle imposte sostitutive, all’IRAP e all’IVA).
Anno di riferimento: 2023, cioè quello a cui si riferisce la violazione.
Se, oltre alla dichiarazione tardiva, ci sono anche irregolarità nei versamenti, sarà necessaria una regolarizzazione con l’applicazione della sanzione del 30% per omesso o tardivo versamento, sempre con la possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni.
Opzioni di ravvedimento operoso
Esistono diverse modalità di ravvedimento operoso, a seconda del tempo trascorso dalla scadenza:
Ravvedimento sprint: Entro 14 giorni dalla scadenza, con sanzioni pari allo 0,1% del minimo per ogni giorno di ritardo.
Ravvedimento breve: Entro 30 giorni dalla scadenza, con sanzioni pari a 1/10 del minimo.
Ravvedimento intermedio: Entro 90 giorni dalla scadenza, con sanzioni pari a 1/9 del minimo.
Ravvedimento lungo: Entro 1 anno dall’omissione o dall’errore, con una sanzione pari a 1/8 del minimo.
Ravvedimento lunghissimo: Entro 2 anni dall’omissione o dall’errore, con una sanzione pari a 1/7 del minimo, e sanzioni pari a 1/6 del minimo se il versamento è eseguito oltre i 2 anni dall’omissione.
Ravvedimento su processo verbale di constatazione: Se il versamento viene effettuato dopo un processo verbale di constatazione e prima della notifica di un atto dall’ufficio, la sanzione è pari a 1/5 del minimo.
Sanzioni per omessa dichiarazione
Se la dichiarazione non viene presentata entro i 90 giorni, si parla di omessa dichiarazione, e le sanzioni sono più severe:
Sanzione amministrativa dal 120 al 240%: Dal 2016, se la dichiarazione viene presentata entro i termini della dichiarazione per l’anno successivo, la sanzione è ridotta dal 60 al 120% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 200 euro. Se non viene presentata, la sanzione resta tra il 120% e il 240% dell’ammontare dovuto, con un minimo di 250 euro. Anche in questo caso è possibile avvalersi del ravvedimento operoso fino all’inizio di un eventuale accertamento, beneficiando di sanzioni fisse invece che proporzionali.
Omessa dichiarazione senza imposte dovute: Dal 1 gennaio 2016, le sanzioni vanno da 250 a 1000 euro, ridotte a 150-500 euro se la dichiarazione viene presentata entro i termini per l’invio della dichiarazione per l’anno successivo.
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